Comunicato stampa

Dal merletto alla motocicletta. Artigiane/artiste e designer nell’Italia del Novecento – X Biennale Donna, catalogo della mostra (Ferrara, Palazzo Massari, Padiglione d’Arte Contemporanea, 3 marzo – 5 maggio 2002, a cura di Anty Pansera con Tiziana Ocleppo), Milano, Silvana Editoriale  2002, pp. 191, ill. a colori e in b. e  n., eur 18,15.

In occasione della consolidata Biennale Donna ferrarese, che quest’anno celebra il decimo anno di età, è possibile visitare, con occhio curioso e a tratti stupito per Ciò che le nostre donne seppero fare (citando un articolo di E. Ricci apparso nel novembre 1928 in «La Casa Bella»), al Padiglione d’Arte Contemporanea delle Civiche Gallerie d’Arte Moderna e Contemporanea di Ferrara, dal 3 marzo al 5 maggio, una serie di opere significative di artigiane/artiste e designer (note e meno note) del Novecento italiano. La manifestazione si svolge come sempre sotto l’egida del Comune di Ferrara, dell’udi (Unione Donne Italiane) - Comitato Biennale Donna, con il patrocinio della Regione Emilia Romagna, dell’Amministrazione Provinciale, del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali, del Ministero per le Pari Opportunità e dell’adi (Associazione per il Disegno Industriale). E poichè festeggia il decimo anno di età è bene spendere qualche parola sull’ esposizione che biennalmente si configura come un’occasione importante quanto anomala, nel panorama artistico, italiano ed internazionale. Nata a Ferrara da un’idea dell’udi (associazione femminile che pratica attività politica e culturale di genere), la Biennale Donna apre i battenti nel 1984, con le prime sperimentazioni legate al percorso Figure dallo sfondo, che verrà riproposta (con diversi itinerari e materiali) nelle due edizioni successive, con l’intenzione di creare “un luogo per fornire uno spazio alle artiste di diverse espressioni della creatività, che in quegli anni soffrivano di momenti espositivi, per valorizzare e sottolineare il loro valore”. Le successive rassegne, rimanendo aderenti a questa formula, hanno ospitato non solo realtà artistiche locali vive ma trascurate (ed è il caso delle Presenze femminili nella vita artistica a Ferrara tra Ottocento e Novecento, proposte nella 4° edizione), ma importanti presenze nazionali (come l’antologica di Carol Rama del 2000) e internazionali (la personale di Vanessa Bell del 1996 dal titolo:Vanessa Bell & Virginia Woolf. Disegnare la vita).

L’edizione 2002 nondimeno si annuncia interessante e alquanto inusuale perché “destinata certo a riparare a una biasimevole mancanza, ‘omaggio’ a quella ‘metà del cielo’ che ha contribuito e continua a contribuire a una migliore qualità della nostra vita, progettando oggetti d’uso per il nostro benessere quotidiano, in casa e fuori” offrendo anche un “inedito panorama del divenire – dalle arti decorative e applicate al design – della cultura del progetto e del prodotto all’insegna del made in Italy, esplorandolo con un inedito ‘taglio e approccio’”, come non mancano di sottolineare le componenti del Comitato scientifico della Biennale. L’esposizione si articola in tre sezioni: dalla prima, allestita al piano terra, dedicata alle donne artigiane/artiste dagli inizi del 1900 alla fine della seconda guerra mondiale, ci si dirige verso la seconda, collocata al primo piano, dove è possibile scorrere la produzione delle designer dagli anni Cinquanta agli anni Novanta, suddivisa per decenni; la terza sezione è interamente dedicata alle “donne della divulgazione”, cioè a quelle giornaliste e storiche dell’arte che hanno contribuito alla diffusione delle arti decorative e applicate e del disegno industriale.

Al tradizionale catalogo si affiancano un video-catalogo (utile soprattutto per la visibilità delle artiste e proiettato all’entrata della mostra), un altro video che privilegia tre figure storiche come Antonia Campi, Marisa Bronzini, Lica Covo Stainer, simboli di alcuni settori privilegiati del lavoro al femminile (nell’ordine: la ceramica, la tessitura, la grafica), e un cd rom (ddd – donne designer database), risultato multimediale della ricerca bibliografica e iconografica realizzata in occasione dell’allestimento  della mostra, ma frutto soprattutto della ricerca decennale delle curatrici. Infine, alcuni eventi collaterali in programmazione a Ferrara durante la manifestazione (come l’incontro svoltosi in forma di tavola rotonda Donne Designer – generazioni a confronto), costituiscono da sempre la cornice viva e indispensabile della manifestazione e rivelano ancora una volta la voglia di discutere e di misurarsi delle artiste, e in questo caso specifico, contribuiscono a concentrare l’attenzione sul valore del design, “che non va considerato come ‘aggiunto’ bensì come valenza indispensabile del fare produttivo”.

Il catalogo vero e proprio (che si avvale, in un’ottica di più ampio respiro, della traduzione in inglese a fianco, nella speranza che la rassegna diventi itinerante “in Italia ma soprattutto all’estero”) presenta, oltre ai saggi, un buon apparato iconografico, che non rispetta la divisione tripartita dell’esposizione, ma ordina alfabeticamente le biografie/curricola delle artiste e delle opere esposte, creando così veloci schede di consultazione, corredate (per i nomi più famosi) degli indispensabili (seppur minimi) riferimenti bibliografici. Ad ogni immagine, che corrisponde ad un prodotto artistico, si affiancano un nome (o, come nel caso dell’Aemilia Ars, ben 800 nomi/“senza nome”), un cognome, una storia. Il Dizionario biografico può sorprendere per la presenza, l’opera e l’ingegno creativo di tante menti femminili e, nel saggio iniziale, Anty Pansera lamenta, da storica del design, la scarsa visibilità dell’apporto decisivo delle donne in questo campo dall’inizio e per tutto il XX secolo, e la mancanza di una letteratura specifica sull’argomento, tesa a valorizzare il ruolo e la produzione di queste figure dimenticate. Ad esempio, delle numerose donne che lavorarono con entusiasmo e a volte con eccessiva abnegazione (il ricordo va alle sorelle Balla) alle Case d’Arte futuriste (alle quali dedica un interessante saggio Anna Maria Ruta), rimangono solo i nomi e risulta difficile individuarne i ruoli: “ancor più complesso trovare dei ‘reperti’ da attribuire con sicurezza ad un loro progetto e/o realizzazione” nonostante “molti atelier futuristi debbano solo a donne” (in gran parte mogli e figlie degli artisti, da Rosetta Depero a Chiffon Lombardini, da Luisa Balla e le figlie a Giuseppina Bragaglia, da Gigia Corona a Maria Carramusa) “la loro sopravvivenza”. Mentre il saggio di Silvia Barisione si concentra su Le industrie femminili negli anni del regime, toccando aspetti fondamentali della questione (ripercorrendo i casi della contessa Lina Cavazza e della Aemilia Ars – merletti e ricami, e di Pia di Valmarana e della sua scuola di merletto a Saonara, fondamentali esempi di quell’artigianato “italico” che, in un primo tempo appoggiato con toni entusiastici da Mussolini, verrà poi ridimensionato da provvedimenti discriminanti poi emanati dallo stesso), il saggio di Paola Franceschini completa la ricognizione sulla prima metà del secolo e pone l’accento su figure importanti, ma dimenticate, come quella di Rosa Menni, moglie del critico Raffaello Giolli, forte personalità artistica (dagli allestimenti teatrali della Scala alle commesse dannunziane per il Vittoriale),  e quella di Fede Cheti, creativa progettista e imprenditrice. Infine il saggio di Giovanna Bergamaschi sul fenomeno della comunicazione e della divulgazione del design italiano (dagli anni Sessanta ai Novanta) all’interno del quale giocarono un ruolo di primo piano figure come quella di Giulia Veronesi, storica dell’arte, di design e architettura, anima per lungo tempo di «Casabella» a fianco di Edoardo Persico,  Piera Peroni, fondatrice di «Casa Novità», poi «Abitare», e Anna Del Gatto, ideatrice del programma RAI “Lezioni di Design”, è forse il contributo più originale insieme al secondo saggio della Pansera (Dall’interior al car design. Da prodotti soft a prodotti hard), nel quale, dopo una breve introduzione sulle metodologie e i problemi della ricerca che l’allestimento della mostra ha inevitabilmente riattivato, è ripercorsa la storia del design al femminile, dagli anni Cinquanta ad oggi, offrendo un “inedito panorama del divenire” (il passaggio dalle arti decorative e applicate al design, la progettazione funzionale made in Italy), a testimonianza di come la creatività/progettualità delle donne abbia pesato positivamente in questi ambiti e documentando “con puntualità come, in circa un secolo, si sia ampliato il loro campo d’intervento, dallo scialle e dal cuscino al mobile e alla componente d’arredo, dai sanitari ai mezzi di trasporto”: dal “merletto alla motocicletta”.

Titolo                                                                                                                                                                
Dal Merletto alla Motocicletta

Artigiane/artiste e designer nell’Italia del Novecento

Periodo                                                                                                                                                              

3 marzo- 5 maggio 2002

Comitato scientifico                                                                                                                                      

Liviana Zagagnoni (coordinatrice)

Lola Bonora

Albertina Campana

Anna Fioravanti

Anna Quarzi

Ansalda Siroli

Antonia Trasforini

A cura di                                                                                                                                                      

Anty Pansera con Tiziana Occleppo

Contributi alle sezioni                                                                                                                                          Giovanna Bergamaschi

Paola Franceschini                         

Anna Maria Ruta

Catalogo                                                                                                                                                          

Silvia Barisione, Giovanna Bergamaschi, Lola Bonora, Paola Franceschini, Alessandra Mottola Molfino, Tiziana Occleppo, Anty Pansera, Anna Quarzi, Anna Maria Ruta.

Video e apparati visivi                                                                                                                                   
Lola Bonora. Anna Quarzi

Coordinamento della rassegna                                                                                                                         

Tiziana Occleppo, Anty Pansera, Liviana Zagagnoni
Allestimento                                                                                                                                                  
Progetto di Dida Spano 

Realizzazione                                                                                                                                                

 Gallerie Civiche d’Arte Moderna

Informazioni                                                                                                                                                   

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