DIANA LELONEK 1988 Polonia

Diana Lelonek lavora sul concetto di riappropriazione della natura sull’essere umano. Attraverso installazioni, fotografie e progetti partecipativi, la giovane artista origina ecosistemi in cui materiali organici e inorganici si mescolano fra loro con grande armonia, creando un’interdipendenza non solo possibile, ma necessaria. Il suo approccio alla questione naturale viene sempre investigato da un punto di vista culturale, rivelando sentimenti di appartenenza, di perdita e l’urgenza di immaginare un orizzonte di convivenza comune.


Ministry of the Environment overgrown by Central European mixed forest, 2017

Fotografia

100x150 cm

L’opera è stata creata per una campagna pubblicitaria nel centro di Varsavia, organizzata dal collettivo Sputnik Photos, in risposta alla smisurata e prepotente alta densità abitativa che dal 2017 si registra in quella che era la più estesa e incontaminata foresta europea, la Foresta di Białowieża, in Polonia. Nel progetto fotografico l’artista cancella completamente la presenza umana, e al suo posto riporta il mondo vegetale, proprio là, dove è stato estirpato. Edifici abbandonati diventano così terreno fertile sul quale prendono vita nuovi ecosistemi che a poco a poco si riappropriano di ciò che un tempo era loro.


Center For The Living Things, 2016

10-12 Oggetti vari a vetrina

4 vetrine waterproof con sistema di ventilazione e copertura in plexi

ciascuna vetrina: 120x80x30 cm+ base 120x80x70 cm

Center for the Living Things è un progetto che l’artista sviluppa dal 2016, volto a raccogliere oggetti comuni, il più delle volte gettati dalle persone perché considerati spazzatura, che ospitano forme organiche vive e mutevoli. Analizzando criticamente l’Antropocene – l’era che stiamo vivendo attualmente – l’artista propone soluzioni alternative, processi incentrati sull’approccio trasversale e soprattutto equo fra l’umanità e le altre specie. La collezione, raccolta preziosamente in vetrine, riprende il metodo di esposizione di esemplari rari in musei di storia naturale e suggerisce la necessità, ma anche l’inevitabilità, di una corrispondenza radicata fra mondo umano e mondo naturale.