MONICA DE MIRANDA 1976 Portogallo/Angola

Nata in Portogallo ma da genitori dell’Angola, il suo percorso artistico è fortemente influenzato dall’eredità culturale africana e in particolare dal controverso tema dello sfruttamento delle risorse ambientali africane per mano del colonialismo. Grazie ad un linguaggio multidisciplinare che varia dal video alla fotografia, fino all’installazione, De Miranda indaga l’evoluzione ambientale da un punto di vista antropologico, esplorando le convergenze fra stratificazione sociale e il cambiamento dell’ecosistema. Evidenziando la necessità di una maggiore sensibilità ecologica, Monica De Miranda offre quelle che lei stessa chiama “geografie emozionali”, cioè narrazioni urbane che seguono intimi processi identitari.


All that burns melts into air, 2020

Legno di pino, tende di velluto, piante, HD video

280 × 290 × 240 cm


La video installazione All that burns melts into air è ispirata a un lungo lavoro di ricerca realizzato nell’isola São Tomé, al largo dell’Africa centro-occidentale. Fortemente segnata dal colonialismo portoghese, São Tomé venne forzatamente abitata da schiavi provenienti dall’Angola, Capo Verde, Camerun e Brasile. La presenza colonialista, non solo ha trasformato i tratti architettonici dell’isola ma ne ha immancabilmente segnato il percorso culturale. Nonostante ancora oggi venga considerato un luogo paradisiaco, una meta turistica di richiamo, São Tomé nasconde in realtà i segni di un passato ferito sia da contrasti storici, che da violenze di carattere naturalistico e paesaggistico.


Untitled (Arquipélago), 2014

stampa Inkjet su vinile, cavalletto di legno, morsetti di metallo, rotelle, vetro

dimensioni variabili


Il progetto Arquipélago allude alla possibilità di intendere il concetto d’isola come un insieme di mondi naturalistici alternativi dove il paesaggio si evolve in armonia con la presenza umana, senza essere schiacciato da essa. Proposto come un collage di foto prese in varie parti di differenti isole, l’artista ricrea un’ambientazione ideale, immaginaria, un luogo inventato che non deve essere osservato come puro esempio naturalistico, quanto invece inteso come sintesi di una geografia emozionale, un patchwork vivo di ricordi, di scelte identitarie e di riferimenti culturali. L’artista decostruisce la geografia di alcune isole, ma con l’intento di interiorizzarne il tracciato storico, valorizzandone l’unicità e custodendone la forza vitale.